BLUE ZONES - MOSTRA ITINERANTE

Sabato 25 luglio ore 19 – Piazza Il giorno del giudizio
Presentazione della mostra di scultura Blue Zones di Efisio Mario Monni
Percorso ragionato fra le installazioni per i portici e i bar del paese: Civico 10 e Melis; Portici Luisu Lallai, Guerinu Cabitza, Vittoriu Deidda, Mariu Spanu, Lidia Lai, Anna Mameli, Consòla Melis; atrio del Banco di Sardegna, del Palazzo comunale e della casa Pietro Mameli.

Longevità, concetto sempre più alla ribalta nel dibattito scientifico e culturale del nostro tempo. Sostanzialmente il termine indica la durata della vita degli organismi oltre il limite statistico medio.

Con riferimento all’uomo è ben noto come storicamente l’aspettativa di vita sia via via aumentata in funzione del benessere economico e sociale conseguente al progresso scientifico.

Oggi, attraverso recenti neologismi, il mito dell’eterna giovinezza sembra però riproporsi in veste tutta inedita. Alcuni esempi:

Blue zones”. Aree demografiche, dove la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto alla media mondiale.

Denatalità, spopolamento, invecchiamento della popolazione”. La longevità, oltre che da ovvie aspettative di natura scientifica e sociale, appare caratterizzata anche da tutta una serie di criticità. Già si parla di “patto tra generazioni” da rivedere e adeguare. Degne di nota in questo senso le riflessioni di U. Eco in alcune Bustine di Minerva.

Silver economy”. Giro di affari relativo ai bisogni della fascia di popolazione di età superiore ai 60 anni che arriva a muovere oltre 100 miliardi di euro.

Sulla base di tali presupposti -senza avventurarsi troppo in considerazioni da addetti ai lavori- l’artista ha voluto stigmatizzare attraverso una serie di elaborati i tratti essenziali di un qualcosa che, travalicando i tradizionali ambiti scientifici, è assurto ad oggetto di interesse mediatico, culturale e politico globale. “Blue zones” è pertanto una metafora per raccontare la complessità del fenomeno.

Tecnicamente gli elaborati consistono in due installazioni in acciaio, una serie di pannelli in cemento o gesso con inserti antropomorfi in ceramica ed alcuni teatrini in legno e ferro ed in terracotta e rame.

Biologicamente ogni essere vivente è caratterizzato da una propria individualità. I caratteri di questa sua unicità sono contenuti nel DNA, il quale si svela sotto forma di sequenze. L’uomo non fa eccezione. A tali sequenze sono ispirati i pannelli e i teatrini.

Contestualmente essi evocano però anche l’idea di insiemi e istogrammi tutti variamente caratterizzati da tonalità tendenti al blu, il colore dei centenari. I grafici e gli insiemi, da strumenti di analisi e sintesi della realtà quali sono, vogliono dunque evidenziare la grande complessità di un fenomeno, che non può folkloristicamente e semplicisticamente essere ridotto al solo superamento dei cent’anni di vita. Il confine che separa i moderni Matusalemme dai comuni mortali non è infatti così netto, definito e pacifico come apparentemente potrebbe sembrare

Le Blue zones sono aree demografiche dove l’ aspettativa di vita è notevolmente più alta rispetto ad altre parti del mondo. In tali luoghi anche il numero di centenari è più alto.

I pannelli e i teatrini vanno pertanto considerati come insiemi di centenari. Ogni faccina ne rappresenta metaforicamente uno.
Ognuna di esse ha infatti un tocco di blu, è chiusa dentro uno spazio circondato di blu o ancora è posta al di sopra di una linea d’ascissa blu che idealmente incrocia l’ordinata sul valore dei cento anni.
Le faccine blu, quelle che stanno dentro spazi chiusi dal blu e quelle che stanno sopra la linea blu vanno pertanto viste come centenari. La loro concentrazione sulla tela va conseguentemente interpretata come Blue Zones .
Tra i vari fattori che caratterizzano la longevità il DNA sembra determinante. Esso si manifesta sotto forma di linee verticali in sequenza. Dotate di occhi e volto tali sequenze assumono su pannelli e teatrini l’aspetto di sparute figurine che osservano perplesse. Quasi consapevoli delle incognite che il rovescio della medaglia presenta allegoricamente esprimono la loro incertezza e la loro titubanza.

Per quel che riguarda l’installazione “Dall’infinitesimale all’infinito” va precisato che l’elaborato vagamente esprime la forma di un embrione. Embrione quale metafora di vita. Vita che nasce, vita che si riproduce e si diffonde nel tempo e nello spazio, vita che infine si ripiega su se stessa e si estingue.

L’installazione Il “Battello ebbro” è invece ispirata a una celebre poesia di Rimbaud. In essa si narra di un veliero, senza equipaggio, abbandonato al suo destino nelle correnti di un fiume maestoso. Va interpretato come un monito. Luoghi che orgogliosamente ostentano lo status di comunità longeve si rivelano poi tristemente spopolati e vuoti.